Ho scoperto, dopo oltre 15 anni, che il progetto presentato in Comune per una ristrutturazione era errato e ora devo procedere a sanatoria. Il tecnico che mi fece la pratica è ancora responsabile?  

L’argomento è quello della prescrizione del diritto di chiedere un risarcimento danni oltre il termine di legge (nel caso in esame 10 anni). Non si dubita della natura contrattuale della responsabilità del professionista e sulla prescrizione ordinaria decennale della relativa azione di responsabilità. Tuttavia a volte può risultare controversa l’esatta individuazione del dies a quo a partire dal quale decorre il termine per l’esperimento dell’azione giudiziale da parte del cliente volta ad ottenere il risarcimento dei danni patiti in conseguenza dell’inesatto adempimento dell’incarico del professionista. La prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere, recita l’artl 2935 del Codice Civile. Sul solco del carattere aperto della disposizione del detto articolo nel tempo si è formato un consolidato orientamento giurisprudenziale che afferma come il termine per l’azione di responsabilità civile, in casi particolari, inizi a decorrere nel momento in cui vi è l’oggettiva percepibilità del danno medesimo, poiché è in quel momento che il soggetto viene concretamente a conoscenza del pregiudizio e delle relative cause. Si tratta di casi in cui nel momento in cui viene commesso l’errore, o l’omissione, il danno non è percepibile con l’ordinaria diligenza dal soggetto leso, fatti salvi i casi di errore evidente e di ignoranza negligente. Si tratta di una delle applicazioni del principio di responsabilità per danni lungolatenti. Ne viene fatta applicazione ad altri casi, tra cui – e per la maggior parte della casistica -i danni da contagio o comunque alla salute, la scoperta di abusi edilizi taciuti dal venditore, gli errori nel rogito, gli errori commessi nella difesa giudiziale ed altri. In mancanza di un chiaro intervento del legislatore sul tema, questa protrazione potenziale della responsabilità contrattuale genera possibili problemi sia nel rapporto professionista-cliente, sia a livello del perimetro della garanzia assicurativa da stipulare per il trasferimento del rischio. L’autore dell’errore o dell’omissione può essere tenuto alla responsabilità anche molti anni dopo rispetto ai fatti. Nell’esempio in oggetto se, a seguito di verifica, il Comune notifica l’ingiunzione di rimessa in pristino per il manufatto, si scopre che la causa è un errore del tecnico nella presentazione della pratica,  il proprietario dunque- acquisita la prima percezione del danno e della sua riconducibilità causale –  potrà convenire nei dieci anni successivi in giudizio  il professionista , dunque sforando decisamente l’ordinario termine prescrizionale. Se il responsabile è in vita ,solitamente, attiva l’assicurazione, altrimenti ne rispondono gli eredi di questo che abbiano accettato l’eredità. La responsabilità del tecnico si ha esclusivamente per violazione dei doveri inerenti all’esecuzione dell’incarico, tra i quali quello di diligenza specifica dell’attività, per incuria e ignoranza di disposizioni di legge.