LA PREMESSA

Dopo circa 11000 visite uniche su un vecchio post del 2013 che trattava del problema, visto l’interesse suscitato è forse opportuno ora analizzare qualche sentenza di merito che tratti dell’annoso problema delle richieste di rimozione o spostamento  di pali, antenne, armadi ripartilinea proprietà degli operatori concessionari di servizi di telecomunicazione, parliamo dunque di impianti di telecomunicazione o opere accessorie occorrenti per la funzionalità degli stessi.

IL PROBLEMA

  Tante le richieste di informazione pervenute al nostro Studio Legale da persone che,  in procinto di effettuare lavori sul proprio fondo o immobile e richiesto lo spostamento o rimozione gratuita  di elementi facenti parte la rete di collegamento insistenti sulla proprietà, si sono visti recapitare preventivi talvolta davvero onerosi e programmi di intervento in tempi non sempre celeri.

LA SENTENZA

Qui esaminiamo la sentenza del 23 agosto del 2018 pronunciata dal Tribunale di Pescara (che è scaricabile in formato anonimizzato ai link in questa pagina) a proposito della richiesta di rimozione di pali di sostegno di cavi Telecom da parte di un privato, sulla base della ritenuta, da quest’ultimo, mancanza di idoneo provvedimento legittimante la permanenza dello stesso sul fondo oggetto di proprietà. Alla richiesta di liberazione del proprio fondo dai pali, l’attore accompagnava la richiesta di risarcimento di danni in via equitativa che quantificava nella misura di € 4.000,00, assumendo che la presenza di detti pali deturpasse ambiente e panorama della propria azienda agrituristica ostacolando altresì la coltivazione del fondo con ordinari mezzi agricoli.

 La sentenza si distingue per una certa completezza nella trattazione del quadro normativo e delle diverse implicazioni e valutazioni che una richiesta del genere comporta, quando giungiamo all’estreme conseguenze, vale a dire una volta fallite le vie bonarie di richiesta all’operatore di spostamento o rimozione gratuita dei manufatti. I motivi della sentenza sono dunque un buon pretesto per tornare su questi argomenti.

Dopo un breve accenno alla revisione in ambito comunitario dell’impianto normativo sulle comunicazioni elettroniche, intervenuto a seguito dell’adozione in sede comunitaria del c.d. pacchetto Telecom, il Giudice si sofferma sulle norme chiave del Codice delle Comunicazioni Elettroniche che entrano in gioco in questi casi: quelle del Capo V – Disposizioni relative a reti ed impianti, articoli da 86 a 95.

LE REGOLE BASE

Il primo insegnamento che se ne trae è che quando un operatore che fornisce reti di comunicazione elettronica ha il diritto di installare infrastrutture su proprietà pubbliche o private, ovvero al di sopra o al di sotto di esse, lo deve fare nel rispetto delle disposizioni previste nella capo succitato.

 Tra queste le disposizioni in parola si possono ricavare alcune regole di base da tenere presenti allorquando ci si approccia all’operatore per domandare una modifica dello stato attuale dell’impianto che in vario modo occupa la nostra proprietà:

  1. (art. 90 c.1) Gli impianti di reti di comunicazione elettronica ad uso pubblico, ovvero esercitati dallo Stato, e le opere accessorie occorrenti per la funzionalità di detti impianti hanno carattere di pubblica utilità: la pubblica utilità è quindi il prerequisito per eccellenza affinché si possano poi limitare i diritti del privato sulla sua proprietà.
  2. (art. 90 c.3) l’acquisizione patrimoniale dei beni immobili necessari alla realizzazione degli impianti di cui sopra, fallito il tentativo di convenzione bonaria tra le parti, può esperirsi la procedura di esproprio prevista dal decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327: L’esproprio quindi è limitato ai casi in cui l’acquisizione del fondo risulti indispensabile (necessario) per acquisire aree che servono alla realizzazione di parti significative di un impianto (non dunque usualmente  di un’opera accessoria di minor impatto come il passaggio di un cavo in appoggio su pali o una diramazione mediante affissione)
  3. (art. 91 c.1) Negli impianti di reti di comunicazione elettronica di cui all’articolo 90, commi 1 e 2, i fili o cavi senza appoggio possono passare, anche senza il consenso del proprietario, sia al di sopra delle proprietà pubbliche o private, sia dinanzi a quei lati di edifici ove non siano finestre od altre aperture praticabili a prospetto: se dunque le tue rimostranze riguardano cavi che “passano” davanti o a lato del tuo immobile (senza appoggio) sei in genere costretto a tollerarli per legge;
  4. (art. 91 c.4) Il proprietario od il condominio non può opporsi all’appoggio di antenne, di sostegni, nonché’ al passaggio di condutture, fili o qualsiasi altro impianto, nell’immobile di sua proprietà occorrente per soddisfare le richieste di utenza degli inquilini o dei condomini: se dunque hai una utenza telefonica fissa, o i tuoi locatari ce l’hanno, oppure sei uno dei condomini della palazzina non puoi chiedere la rimozione dell’antenna, del sostegno e del passaggio di cavi nella tua proprietà o in quella comune.
  5. (art. 92 c.1) le servitù occorrenti al passaggio con appoggio dei fili, cavi ed impianti connessi alle opere considerate dall’articolo 90, sul suolo, nel sottosuolo o sull’area soprastante, sono imposte, in mancanza del consenso del proprietario ed anche se costituite su beni demaniali, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, e della legge 1° agosto 2002, n. 166. 2. Se invece le tue lamentele riguardano il passaggio con appoggio di fili , cavi ed impianti  connessi alle infrastrutture di comunicazione previste dall’art. 90(se  dunque ci sono cavi o armadietti che, in qualsiasi modo, poggiano sul tuo fondo, sostenuti da pali o sono assicurati ad alcuna delle pareti  o sul fondo del tuo immobile) ecco che puoi pretendere che l’operatore giustifichi questo genere di limitazione alla proprietà con l’esibizione di un titolo di servitù, volontaria (perché magari conclusa con qualche precedente proprietario) o imposta con provvedimento amministrativo (servitù coattiva, quando non addirittura il decreto di esproprio).
  6. (Art. 92 c7). Il proprietario ha sempre facoltà di fare sul suo fondo qualunque innovazione, ancorché essa importi la rimozione od il diverso collocamento degli impianti, dei fili e dei cavi, ne’ per questi deve alcuna indennità, salvo che sia diversamente stabilito nella autorizzazione o nel provvedimento amministrativo che costituisce la servitù: Escludendo il caso dell’esproprio (che non lascia spazio ad alcuna residua facoltà dell’ex proprietario) nel caso di esistenza della servitù puoi sempre richiedere lo spostamento gratuito se devi procedere ad una innovazione la cui esecuzione comporti questa necessità. La gratuità è solitamente giustificata, in senso stretto, dalla necessità della rimozione e non dalla maggior comodità che questa garantisca in relazione all’innovazione da fare.
  7. A proposito della gratuità dello spostamento richiesto dal proprietario, la sentenza cita alcuni precedenti significativi (come Cass. Sez. 1, Sentenza n. 6343 del 12/07/1996; il Tribunale di Rovereto, 22/06/2006),  affermando che il comma 7  dell’art. 92 del Codice delle Comunicazioni Elettroniche “esclude che il proprietario debba alcuna indennità per i lavori di spostamento, salvo che non sia diversamente stabilito nel titolo costitutivo della servitù, sicché si pone una stringente alternativa: o Telecom è in grado di esibire un titolo opponibile al ricorrente che affermi esplicitamente l’obbligo del proprietario del fondo di rimborsare tali spese, oppure Telecom è obbligata ad eseguire i lavori a sue spese. L’unica ipotesi in cui Telecom ha oggi diritto al rimborso per i lavori di spostamento dei cavi telefonici, per esigenze del proprietario del fondo servente, è quella in cui sia titolare di un diritto di servitù costituito per provvedimento amministrativo, il quale preveda espressamente tale diritto al rimborso. In mancanza, lo si ribadisce, Telecom ha l’obbligo di eseguire i lavori a proprie spese”.

La sentenza prende dunque le mosse dal detto quadro normativa , e afferma che la compressione del diritto privato di proprietà  in da parte del concessionario del relativo pubblico servizio, non è legittima, in sé ma lo diventa se e solo se quella apposizione (perseguente finalità di pubblica utilità) sia stata autorizzata sul piano amministrativo, con l’espletamento di apposita procedura espropriativa ( di solito per gli impianti veri e propri), ovvero se sia legittimata (per iscritto, ex art. 1350 c.c.) da appositi atti costitutivi di servitù volontarie o coattive (solitamente per opere accessorie come passaggi in appoggio con o senza sostegni).

LA DECISIONE

     Giungendo ad esaminare la fattispecie il Tribunale di Pescara, preso atto che l’infissione dei pali per cui era causa non erano stati preceduti da procedura di esproprio o da costituzione di servitù, non avendo l’operatore prodotto alcun titolo e neppure contestato l’assenza asserita dalla controparte accoglieva la domanda di rimozione presentata dall’attore.

     Respinta invece la domanda dell’attore volta al risarcimento del danno in quanto carente della prova di quest’ultimo poiché nel caso di occupazione illegittima di un immobile il danno subito dal proprietario non può ritenersi sussistente “in re ipsa“, ma va allegato il pregiudizio patrimoniale o non subito e comprovato il nesso di causalità rispetto alla condotta dell’occupante. La reiezione della domanda risarcitoria, accessoria rispetto alla principale volta alla liberazione del fondo, provocava la parziale compensazione delle spese legali.

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