Sto facendo alcune ristrutturazioni in casa. La ditta secondo me sta disattendendo gli accordi e commettendo degli errori. Posso fermarli subito oppure debbo attendere la fine dei lavori per fare le mie rimostranze?

Il Codice Civile permette al committente di esercitare un potere decisamente efficace in tema di controllo sui lavori dati in appalto. Infatti questo ha la possibilità di verificare (o meglio ancora far verificare con proprio tecnico di fiducia) in ogni momento che l’andamento dei lavori stia procedendo a regola d’arte e nel rispetto degli accordi. L’appaltatore non può opporre veto alcuno a questa facoltà. La possibilità di cui parliamo è prevista dall’art. 1662 del Codice Civile: “Il committente ha diritto di controllare lo svolgimento dei lavori e di verificarne a proprie spese lo stato. Quando, nel corso dell’opera, si accerta che la sua esecuzione non procede secondo le condizioni stabilite dal contratto e a regola d’arte, il committente può fissare un congruo termine entro il quale l’appaltatore si deve conformare a tali condizioni; trascorso inutilmente il termine stabilito, il contratto è risoluto, salvo il diritto del committente al risarcimento del danno.” la finalità della norma è quella di permettere – in caso di difformità che preludano ad un inadempimento futuro rispetto al contratto o alla regola dell’arte – di costringere la ditta a porre un rimedio immediato senza dover attendere il fine lavori, dunque il collaudo, al tempo dei quali la situazione potrebbe apparire compromessa o rimediabile a costi decisamente più elevati. Se dunque il commettente accerta i problemi in corso d’opera può fissare, preferibilmente con comunicazione scritta tracciabile, un congruo termine (mai inferiore a 15 giorni) entro il quale l’appaltatore si dovrà conformare agli accordi o alle regole costruttive che si assumono violate. Trascorso inutilmente il termine stabilito, il contratto si considera risolto di diritto e il committente può richiedere anche i danni conseguenti al dover eliminare i difetti riscontrati ed ai ritardi che conseguono al doversi rivolgere ad altri. Questa possibilità, se esercitata in modo corretto può aiutare a liberarsi anticipatamente, e a costo zero, di appaltatori che si rivelano sgraditi in corso d’opera. L’unico altro modo per recedere da parte della committenza è previsto dall’art. 1671 c.c., esercitabile in ogni momento e senza motivi particolari, ma che obbliga il recedente a retribuire l’opera parziale realizzata, tenere indenne l’appaltatore delle spese affrontate e del mancato guadagno.  Come è facile immaginare, se una volta azionata stragiudizialmente la soluzione in esame il committente non riesce a liberarsi dell’appaltatore o ad ottenere il risarcimento del danno richiesto, oppure tutte quelle volte in cui l’appaltatore  si ritenga adempiente e pretenda spese e mancato guadagno, la lite finirà davanti al giudice a cui spetterà accertare dove risieda la ragione.