Gio. Gen 28th, 2021

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Il recupero del credito, soprattutto negli ultimi tempi, costituisce una delle tematiche di maggior rilevanza e interesse. In particolare, nel caso in cui la debitrice risulti essere una società, non sempre è agevole individuare immediatamente il soggetto verso il quale rivolgere legittimamente la propria pretesa: cancellazione, cessazione dell’attività, procedure concorsuali e liquidazione, sono solo alcuni esempi delle diverse situazioni nelle quali può trovarsi un’impresa, motivo per cui risulta fondamentale cercare di fare chiarezza su tali aspetti, nonché sulle conseguenze incidenti sul corretto tentativo di recupero del credito.

Uno scenario piuttosto frequente riguarda la cancellazione di una società dal Registro delle Imprese, oggetto di un vivace dibattito dottrinale e giurisprudenziale, culminato con la modifica introdotta dall’art. 4 del D. Lgs. n. 6 del 2003 all’art. 2495 c.c., seguita da diversi interventi chiarificatori della Suprema Corte.

Prima di tale riforma, la concorde giurisprudenza di legittimità sosteneva che l’atto di cancellazione di una società dal Registro delle Imprese avesse funzione di mera pubblicità, non determinandone dunque l’estinzione qualora non risultassero esauriti i rapporti giuridici facenti capo alla stessa. Da ciò discendeva il permanere della capacità giuridica e della soggettività delle società anche in seguito alla cancellazione, se perduravano altresì contestualmente rapporti o azioni in cui le stesse erano parte. Dal punto di vista delle sopravvenienze passive, oggetto della nostra analisi, i creditori sociali potevano quindi, anche dopo la cancellazione, agire nei confronti della società in persona del liquidatore, in quanto soggetto tenuto a recuperare dai soci le quote di liquidazione ancora dovute o illegittimamente distribuite.

Dati questi presupposti, emerge con chiarezza l’impatto innovativo della riforma introdotta dal D. Lgs. n. 6 del 2003 che, modificando l’art. 2495 c.c., attribuisce efficacia costitutiva alla cancellazione dal Registro delle Imprese, disciplinando gli effetti di questa nelle società di capitali e cooperative, così imponendo un cambio di rotta nel precedente e unanime orientamento giurisprudenziale basato sulla natura non costitutiva dell’iscrizione della cancellazione nel Registro.

L’art. 2495, comma 2, c.c. così come riformato, individua un interessante spunto di riflessione, prevedendo la possibilità per i creditori sociali di far comunque legittimamente valere i propri diritti nei confronti sia dei soci, sia dei liquidatori, ferma restando l’estinzione della società e le limitazioni che di seguito si preciseranno.

E’ doveroso precisare che la natura costituiva degli effetti della cancellazione dal Registro delle Imprese della società di capitali, incontra la necessità di garantire il paritario trattamento dei terzi creditori delle società di persone, dovendosi considerare sussistente una vicenda estintiva analoga anche di queste società per analogia iuris. Anche per le società di persone, così come l’iscrizione nel Registro ha natura dichiarativa, il venir meno della legittimazione e della soggettività risulta assoggettato a pubblicità della medesima natura, dovendo desumersi l’estinzione delle stesse dagli effetti della novella dell’art. 2495 c.c. (Cass. S.U. 22 febbraio 2010, n. 4062).

Tutto quanto premesso in ordine ai profili normativi e giurisprudenziali ai quali fare riferimento, al fine di risolvere la questione del legittimo recupero del credito nei confronti di una società cancellata dal Registro delle Imprese, si dovrà, chiarito che dalla cancellazione discende l’estinzione della società (sia essa di capitali o di persone), procedere nella disamina delle conseguenze discendenti.

La cancellazione, come accennato, determina una serie di conseguenze, tra le quali la perdita della capacità processuale del soggetto giuridico e dunque la mancanza di legittimazione in capo ai soci all’esercizio di azioni giudiziarie la cui titolarità sarebbe spettata alla stessa prima della cancellazione, mai esperite. Relativamente ai processi in corso, la legittimazione attiva e passiva si trasferisce in capo ai singoli soci che, a seguito dell’estinzione, diventano responsabili nei confronti dei creditori sociali per i crediti insoddisfatti, anche se si tratta di una responsabilità soggetta a limitazioni normativamente individuate. I creditori sociali non possono quindi far valere i loro diritti direttamente nei confronti della società cancellata, poiché una volta che questa si è estinta, l’eventuale domanda nei confronti della stessa verrebbe rigettata per difetto di legittimazione passiva.

L’art. 2495, comma 2, c.c. consente tuttavia ai creditori sociali insoddisfatti di far valere i propri diritti nei confronti dei soci, fino a concorrenza delle somme dagli stessi riscosse sulla base del bilancio finale di liquidazione, nonché nei confronti dei liquidatori, qualora il mancato pagamento sia dipeso da loro colpa.

Chiarito che la società cancellata perde soggettività e capacità processuale, il legislatore lascia aperta la facoltà ai creditori di agire nei confronti dei soci e dei liquidatori al fine di veder soddisfatto il proprio credito, nonostante l’effetto discendente dalla cancellazione del Registro delle Imprese. Tale questione non è estensibile alle vicende estintive della qualità di imprenditore individuale, che coincide perfettamente con la persona fisica che compie l’attività, dovendo in questo caso porre l’attenzione sull’effettivo svolgimento o sul reale venir meno dell’attività imprenditoriale.

I soci di una società di capitali che abbiano beneficiato della distribuzione di utili, sono così tenuti – seppur nei limiti di quanto ricevuto – al pagamento delle somme dovute ai creditori insoddisfatti nella fase di liquidazione, che non possono più agire direttamente nei confronti della società estinta. Tale limitazione deve essere interpretata alla luce del generale principio di limitazione della responsabilità dei soci di cui agli artt. 2325 e 2462 c.c., posto che la responsabilità del socio viene affermata a prescindere dal comportamento tenuto dal suddetto nella fase di liquidazione, essendo sufficiente che egli abbia percepito delle somme risultanti dal bilancio finale di liquidazione. La responsabilità del socio per i debiti sociali si sostituisce, nell’ipotesi individuata dall’art. 2495 c.c., a quella della società estinta, sulla base del contratto sociale come recentemente sancito dalla Suprema Corte, S.U. 12 marzo 2013, n. 6070, “qualora all’estinzione della società, conseguente alla sua cancellazione dal registro delle imprese, non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, si determina un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale le obbligazioni si trasferiscono ai soci, i quali ne rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che, pendente societate, essi fossero o meno illimitatamente responsabili per i debiti sociali.” Una pronuncia fondamentale, che chiarisce e delimita il perimetro di responsabilità in capo ai soci a seguito dell’estinzione della società: il limite di cui all’art. 2495 c.c. delle somme percepite nella fase di distribuzione degli utili, ha valenza nell’ambito delle società di capitali, mentre i soci di società di persone sono chiamati a rispondere illimitatamente così seguendo il regime di responsabilità previsto dal tipo di contratto sociale.

L’art. 2495 c.c. introduce altresì la responsabilità dei liquidatori, precisando che il creditore sociale potrà agire nei confronti di questi qualora sia soddisfatto l’ulteriore requisito della colpa determinante il mancato pagamento del credito. La costanza di tale requisito soggettivo può dirsi sussistere, nella pratica, qualora sia possibile fornire la prova del comportamento illegittimo del liquidatore unitamente alla conseguenza dannosa causalmente connessa (si pensi, a titolo esemplificativo, all’invio da parte di un creditore di una lettera contenente la formale richiesta di pagamento e messa in mora, regolarmente ricevuta dal liquidatore).

In conclusione, la cancellazione della società debitrice dal Registro delle Imprese, pur determinandone l’estinzione e dunque escludendo la facoltà di agire direttamente nei confronti della stessa per il recupero del proprio credito, non esclude per il creditore la possibilità di far valere comunque la propria pretesa, potendo agire sia nei confronti dei soci – con le limitazioni individuate dalla normativa a seconda del tipo societario – sia nei confronti del liquidatore, se il mancato pagamento è dipeso da sua colpa.

AvatarArticolo scritto da Dott.ssa Giulia Casacci (3 Posts)

Praticante Avvocato abilitata al patrocinio iscritta presso l'Ordine di Forlì e Cesena; TESI DI LAUREA:Procedura Penale “La Circolazione probatoria tra procedimenti”; AREE TEMATICHE DI COMPETENZA: Recupero del credito, diritto societario e concorsuale, diritto applicato alle nuove tecnologie, contratti. giuliacasacci@yahoo.it


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By Dott.ssa Giulia Casacci

Praticante Avvocato abilitata al patrocinio iscritta presso l'Ordine di Forlì e Cesena; TESI DI LAUREA:Procedura Penale “La Circolazione probatoria tra procedimenti”; AREE TEMATICHE DI COMPETENZA: Recupero del credito, diritto societario e concorsuale, diritto applicato alle nuove tecnologie, contratti. giuliacasacci@yahoo.it

2 thoughts on “IL RECUPERO DEL CREDITO: CANCELLAZIONE DELLA SOCIETA’ DEBITRICE DAL REGISTRO DELLE IMPRESE”
  1. LA RINGRAZIO PER QUESTO ARTICOLO E’ STATO ESPOSTO IN MODO CHIARO SOPRATUTTO COMPRENSIBILE PER I NON ADDETTI AI LAVORI.

  2. Buongiorno,
    ho cancellato una societa nel 2016, mai conferito utili ai soci, nessun bene residuo, bilancio liquidazione negativo.

    Mi e arrivato da agenzia entrate pretesa di pagamento (intestato alla srl cancellata) per la tassa concessione governativa del cellulare del 2015.

    Io sono in copia conoscenza (ex amministratore ed ex liquidatore) devo pagare?

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