Talvolta gli interessi in gioco nella Separazione rendono consigliabile avvalersi dell’Avvocato anche quando vi sarebbero i presupposti per farne a meno.

pillorange

 

Buongiorno. Il fatto: Sono sposato da 8 anni, e da almeno 1 anno mia moglie ha un altro. Ci siamo di fatto lasciati ma al momento vivo ancora in casa, abbiamo una figlia di 7 anni. Sulla casa, che è intestata a entrambi, ci sono ancora 2 anni di mutuo. Tra due mesi io andrò via di casa avendo trovato un appartamento in locazione, siamo d’accordo che dal momento che uscirò di casa la mia ex si prenderà l’onere del mutuo fino ad estinzione. Il consiglio che chiedo è: E’ opportuno rivolgersi ad un avvocato o si può stipulare da soli un atto di separazione consensuale?

Per fare a meno dell’avvocato occorre verificare se il tribunale di competenza accetti separazioni presentate direttamente dei coniugi, a proposito della possibilità di  separarsi senza avvocato abbiamo trattato in un precedente post, molto letto, che mi permetto di consigliare.  Tuttavia questa, quando anche praticabile, non è la soluzione migliore e, a luno termine, può anche non risultare la più economica. Infatti quando ci sono di mezzo immobili, finanziamenti, e soprattutto minori, ritengo che l’aiuto di un legale sia del tutto preferibile (e non lo dico in quanto parte interessata), se non addirittura del tutto necessario, sia nella redazione e presentazione del ricorso, sia nella redazione di una scrittura privata a lato della separazione (Per disciplinare tutti gli aspetti economico patrimoniali riguardanti immobili e mutui). Si ricordi che una buona disciplina della separazione è una regola che ci si dà per tutta la durata di quest’ultima, serve ad evitare molte questioni e molti contenziosi durante la gestione della fine del connubio matrimoniale.  In questi casi di solito ci si rivolge ad un legale – l’ideale è averne uno solo per entrambi in modo da abbattere comunque i costi per spese legali-  per disciplinare tutti gli aspetti , economici e non, di quella che è una vera e propria transizione dallo stato di coniugio a quello libero.  A meno di conflittualità insanabile e impossibilità di interagire  con il coniuge – e non mi pare il suo caso – si tenta  di concordare una separazione  consensuale in modo da regolamentare la crisi dal punto di vista economico e delle visite, con particolare riferimento all’interesse dei minori .  Nella prospettiva prossima dello scioglimento del matrimonio la situazione economico patrimoniale dei coniugi va valutata  in concreto ( dunque avendo conoscenza dei diversi beni che entrano in gioco e delle rispettive quote)  e nel complesso avuto riguardo anche dei redditi di ciascuno, e dalla tipologia di rito di separazione che si andrà ad affrontare con il coniuge.

E’ utile sapere che le questioni che in sede di separazione  è obbligatorio affrontare (ed in quella giudiziale costituiscono l’unico oggetto possibile) sono:

  •  dell’eventuale richiesta di  contributo al mantenimento  da pagare in favore del coniuge più debole;
  • dell’affidamento della prole , disciplina visite e contributo al mantenimento della stessa (nel suo caso credo comunque che i figli ove vi siano siano già ampiamente sistemati)
  •  se vi sono minori  deve far seguito l’ assegnazione della casa coniugale, ovvero quella dove ha sede la convivenza del nucleo famigliare in costanza di matrimonio.

Oltre argomenti di cui sopra normalmente la separazione  – se fatta per vie consensuali – può riguardare anche in tutto o in parte lo scioglimento della comunione legale o ordinaria su beni immobili o mobili (in pratica la comproprietà sui beni e denari). Dunque separarsi senza Avvocato alle volte non è consigliabile e  la separazione consensuale altro non è che una gestione concordata della crisi con amplissima libertà contrattuale da parte dei coniugi di determinarne le regole, limitata unicamente – nel caso che sussistano minori – dall’interesse alla tutela, all’affido ed alla contribuzione al mantenimento dei medesimi – clausole sulla quale occorre porre particolare attenzione. Solitamente se tra i coniugi c’è pieno accordo la procedura è abbastanza celere, condensandosi in un ricorso con delle allegazioni documentali e le condizioni espressamente indicate, la fissazione di un’unica udienza ( a cui è necessario partecipare di persona) da parte del tribunale competente e la successiva omologa delle condizioni in un provvedimento che costituisce a tutti gli effetti il titolo della separazione personale.

E’ possibile valutare anche la procedura di negoziazione assistita, per la quale le consiglio di leggere il mio precedente post, tuttavia in questo caso è indispensabile farsi assistere da almeno un avvocato a testa. Rammento in ultimo che il divorzio breve è legge e dunque con una separazione consensuale o negoziata il termine per divorziare sarà di sei mesi, anche sul tema del divorzio breve è presente un post in questo stesso blog.