Io e mia sorella condividiamo un appartamento che i miei genitori ci hanno cointestato. Sono stata costretta a tornare dai miei in quanto l’alloggio è divenuto invivibile ogni stanza è ricolma di materiali che mia sorella accumula compulsivamente. Come posso tutelarmi?

Il comproprietario della cosa comune può utilizzarla a condizione che non ne alteri la destinazione e non ne impedisca il pari uso da parte degli altri comproprietari. È indubbio che adibire l’immobile a ricovero illimitato per materiali rappresenta un utilizzo difforme rispetto a quanto previsto dall’art. 1102 Codice Civile. Nel caso in esame, tenendo presente che l’immobile era dapprima concretamente adibito ad uso abitativo, la condotta dell’accumulatrice sopprime di fatto la possibilità d’uso della sorella o del fratello che sia. A livello di tutela si possono cogliere due differenti profili. In prima battuta occorre verificare se è possibile ottenere la tutela possessoria, che sconta un procedimento più veloce e semplificato. In quest’ottica lo stipare cose senza controllo in modo da occupare gli spazi vitali può certamente essere inteso come spossessamento, ancorché non clandestino, o comunque come turbativa nel possesso ai danni dell’altra proprietaria. La via più immediata per ottenere tutela è dunque quella di esperire l’azione di manutenzione contro il compossessore, che va proposta entro l’anno dallo spoglio, e il cui esito positivo porterebbe all’ordine del giudice di cessare la turbativa in atto e di rimborsare le spese legali. L’alternativa, passato l’anno, è quella di proporre una causa ordinaria dove, accertata la violazione del principio di pari uso della cosa comune, l’accumulatrice venga condannata a rimuovere i cumuli di oggetti e a risarcire il danno cagionato a quest’ultima cagionato per il mancato godimento dell’immobile. Il danno corrisponde alla mancata percezione dei cosiddetti frutti “civili” dal bene, vale a dire la propria quota corrispondente di un ipotetico canone di locazione.  L’azione ordinaria deve comunque essere preceduta dal tentativo di mediazione davanti ad un organismo a ciò preposto.