Da alcuni anni dal balcone di casa non riesco più a vedere le montagne, il vicino ha lasciato crescere un albero ben oltre il muro di confine, a circa 10 metri e mi impedisce la vista. Non è un mio diritto vedere il panorama? 

Non basta avere un balcone che affacci su una vista gradita per vantare un diritto a che il vicino contenga la crescita delle proprie piante. Se l’albero sconfina con i rami nel fondo altrui il proprietario della pianta può essere costretto, anche giudizialmente, a recidere le prospicienze ai sensi dell’art 896 c.c.. Non sarà agevole invece ottenere la riduzione dell’altezza dell’albero “fastidioso”. In realtà quello che comunemente, e con scarse basi di fondamento, si qualifica come diritto o servitù di panorama può di fatto godersi in virtù di servitù tipica di non edificare sopra una determinata altezza (per analogia applicabile al mantenimento di piante ad alto fusto). Una tal servitù, a meno che costituita per atto scritto, si può acquistare per usucapione a condizione che sia apparente, ovvero che il peso imposto sul fondo servente sia rivelato dalla presenza di opere visibili e permanenti ulteriori rispetto al semplice affaccio. Nella sostanza dunque, è assai difficile configurare l’usucapione di questo particolare diritto. Alcune precauzioni posso aiutare a prevenire eventualmente il problema dell’oscuramento della vista: fondamentale è muoversi prima che sia trascorso un ventennio dal piantamento dell’albero, in tal caso se il vicino non a rispettato le distanze o se, in presenza di un muro di confine, le piante sono cresciute oltre il colmo di questo, si può chiedere che vengano estirpate o cimate. Con un albero di dieci metri davanti a casa propria – come nel caso in esame – è verosimile che il diritto a mantenere la pianta sia usucapito da parte del vicino. In tal caso l’unica possibilità per ottenere la rimozione è provare il pericolo di caduta, per via delle condizioni precarie della pianta, in un’azione di danno temuto.