Sono separato, la mia ex ha intrapreso un programma sistematico di denigrazione nei miei confronti con la piccola. Ho ricevuto anche denunce infondate. Mia figlia mi vede mal volentieri e poco. Cosa posso fare per evitare che la bambina mi perda come figura paterna mio malgrado?

La descritta condotta del genitore denigrante è una triste realtà che ha una certa ricorrenza nelle aule di giustizia. Nei giudizi relativi all’affidamento dei minori e più in generale nel diritto di famiglia si è dovuto affrontare a più riprese il concetto di sindrome da alienazione parentale, mutuato dalla psicologia. In giurisprudenza si dibatte ancora oggi a proposito delle condotte sintomatiche rivelatrici del problema e sul fondamento scientifico della diagnosi della stessa sindrome. In estrema sintesi, ed al solo scopo di rispondere al lettore, la sindrome si configura quando il genitore “alienante” attiva nei confronti dell’altro una serie di condotte atte a formare una parabola denigratoria crescente finalizzata ad ingenerare nel figlio l’idea di ritenere dannosa e negativa la frequentazione del genitore (il cosiddetto genitore alienato) e della sua famiglia di origine. L’esito più frequente è l’adesione del figlio plagiato alla posizione assunta dall’alienante e lo sviluppo di un astio verso l’altro genitore spesso immotivato. Questa dinamica porta il figlio a sviluppare un rapporto patologico con l’alienante e ad essere, più del genitore alienato, vittima della fattispecie. Da un punto di vista giuridico questa condotta è certamente illecita ex art. 333 c.c. come “Condotta del genitore pregiudizievole ai figli”. Laddove opportunamente e comprovatamente posta all’attenzione del Giudice in un giudizio di affidamento o revisione dell’affidamento del minore, questo atteggiamento può determinare l’allontanamento e/o la penalizzazione del genitore alienante, nell’interesse primario del minore e del principio di bigenitorialità, oltre ad ulteriori conseguenze risarcitorie. Nei casi più gravi la sequenza di condotte può addirittura configurare il reato  penale previsto dall’art. 574 c.p. (“Sottrazione di persone incapaci”). Difendersi dunque si può e, diciamo pure, responsabilmente si deve a maggior tutela della prole.