Gio. Gen 28th, 2021

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Questione spinosa quanto attuale, è quella inerente alla responsabilità derivante dalla lesione del copyright in caso di illecito upload di opere multimediali su piattaforme in grado di consentire la fruizione e la visione gratuita dei contenuti all’utenza di Internet. Con Ordinanza del 5 Maggio 2014, il Tribunale di Torino si è recentemente espresso in materia, cogliendo l’occasione per precisare la portata e l’ambito applicativo della normativa contenuta nel D. Lgs. n. 70/2001, in particolare sul regime della responsabilità in capo al provider in tema di rimozione di contenuti illeciti su richiesta del detentore dei relativi diritti.

La vicenda de quo vedeva coinvolta, in veste di ricorrente, una società titolare dei diritti di sfruttamento economico nonché dei diritti sulla versione italiana di molteplici soap opera di produzione sudamericana. La suddetta società, dopo essere venuta a conoscenza che alcuni episodi delle telenovelas erano stati caricati su youtube.com e youtube.it, dunque facilmente e gratuitamente accessibili dall’utenza di internet, citava in giudizio Google e YouTube per la violazione del diritto d’autore, chiedendo la rimozione dei video e un ingente risarcimento del danno.

Le caratteristiche e i termini della vicenda risultano invero piuttosto comuni, stante la divulgazione e il facile reperimento di opere audiovisive che, mediante internet, sono oggi gratuitamente “a portata di click”. Tale facilità d’accesso, determina conseguenze pregiudizievoli a quello che si potrebbe definire il modello tipico di business adottato dalle società titolari dei diritti di sfruttamento economico di opere audiovisive. Si pensi, a titolo esemplificativo, agli effetti negativi sugli investimenti degli operatori del settore, all’antieconomicità del rendersi licenziatari di un prodotto liberamente e gratuitamente accessibile tramite il web. Oppure, ancora, si considerino le dirette conseguenze sui ricavi da “copie private” da mercato Home Video, riproduzioni destinate all’inutilità quando l’opera on line permette all’utente di registrarla, di conservarla o semplicemente di reperirla gratuitamente in qualsiasi momento. Ne consegue un evidente svilimento dell’opera stessa e la riduzione del passaggio sulle emittenti televisive, tenuto conto che la trasmissione su siti come youtube.com vede applicarsi parametri diversi ai fini della determinazione dell’indennità da copia privata.

Nel caso richiamato la società detentrice dei diritti di sfruttamento economico chiedeva la cancellazione delle URL riconducibili alle soap operas e la predisposizione di un sistema di prevenzione dagli eventuali futuri upload illeciti, ritenendo sussistere una responsabilità del provider discendente dal mancato controllo dei files caricati sulla piattaforma gestita. Il Tribunale di Torino, decidendo la questione, si propone altresì di chiarire alcuni punti focali in materia di responsabilità civile per le violazioni del diritto di autore commesse dal gestore di internet service provider e di servizi di videosharing. In particolare, il servizio di videosharing consente agli utenti di caricare contenuti video mediante gli host messi a disposizione dal gestore, portando i suddetti in condivisione con altri utenti che possono accedervi senza alcuna preventiva registrazione obbligatoria né alcun pagamento; attività che il Tribunale adito colloca nell’alveo delle previsioni ex artt. 16 e 17 del D. Lgs. n. 70/2001, attuativo della Direttiva sull’ecommerce 2000/31/CE.

Richiamando il contenuto degli artt. 16 e 17 del suddetto Decreto, rubricati rispettivamente “Responsabilità nell’attività di memorizzazione di informazioni- hosting” e “Assenza dell’obbligo generale di sorveglianza”, il Giudicante, anche alla luce della giurisprudenza comunitaria intervenuta sul punto (si veda la Sentenza della Corte di Giustizia UE del 24.11.2011 nel caso Scarlet Vs Sabem), ha respinto il ricorso escludendo qualsiasi obbligo di vaglio preventivo circa l’effettiva titolarità dei diritti d’autore in capo agli utenti che caricano i video sulla piattaforma, precisando altresì che il provider di servizi deve provvedere alla rimozione dei contenuti illeciti solo in seguito alla segnalazione dell’URL corrispondente da parte del titolare dei diritti. La legislazione vigente, pone il soggetto che eroga il servizio di videosharing in una posizione neutrale, che proprio per tale natura non può soggiacere ad un obbligo generale di vigilanza preventiva rispetto ai contenuti caricati negli spazi di memoria messi a disposizione degli utenti. Sussiste dunque la responsabilità per la violazione dei diritti di proprietà intellettuale, solo qualora il provider sia o venga successivamente informato dell’illiceità del contenuto dei video caricati e non adempia lo specifico obbligo di vigilanza a posteriori, sorto in seguito ad apposita segnalazione o diffida. Le deroghe alla responsabilità individuate dagli artt. 16 e 17 del D. Lgs. n. 70/2003 vengono dunque meno solo nel caso in cui sia possibile provare la conoscenza dell’illiceità da parte del provider, ovvero qualora si sia in presenza di hosting attivo, condizione che escluderebbe la neutralità del prestatore (dunque service provider e non content provider) posto che le suddette esclusioni di responsabilità prevedono, quale presupposto di applicazione, che il provider esegua un’attività meramente tecnica, automatica e passiva, in modo da assicurare che lo stesso non conosca, né controlli, le informazioni e i contenuti trasmessi o memorizzati.

La ratio della normativa vorrebbe dunque porsi in linea con lo strumento utilizzato, poiché imporre un sistema di controllo e filtraggio preventivo nei servizi di hosting provider pregiudicherebbe la diffusività della comunicazione, basata sull’adozione di sistemi automatici di caricamento che non potrebbero operare in un sistema con obbligo di controllo preventivo. Il bilanciamento degli interessi in causa appare a questo punto evidente: da un lato, la diffusione dei servizi nella società dell’informazione e dall’altro, la necessità di tutelare il diritto d’autore anche in riferimento all’utilizzo di nuove tecnologie.

Un equilibrio certamente difficile che, ad oggi, viene raggiunto mediante la predisposizione di un sistema di controllo successivo, che trova il proprio momento di attuazione in seguito all’attivazione del soggetto titolare dei diritti d’autore che si assumono violati, così pervenendo ad una sorta di obbligo di sorveglianza in proprio.

Appare rilevante ripercorrere le caratteristiche che il Giudicante ha ritenuto debbano sussistere al fine di correttamente e legittimamente denunciare la violazione dei suddetti diritti da parte del titolare, atto dal quale scaturisce l’obbligo di attivazione del provider per l’eliminazione dei contenuti illeciti. In considerazione dalla natura della piattaforma tecnologica, fondata su una procedura del tutto automatizzata idonea a gestire milioni di files, la denuncia eseguita facendo riferimento al titolo assegnato al singolo file potrebbe essere del tutto inidonea a individuare un video caricato illegittimamente da altri. Per tale ragione, si ritiene quindi che il contenuto della diffida ai fini della validità della stessa, debba elencare gli indirizzi specifici compendiati in singoli URL, non essendo sufficiente la mera elencazione per nominativo e/o per titolo del prodotto audiovisivo.

Chiarito il ruolo e le caratteristiche della diffida, il conseguente obbligo in capo al provider di provvedere all’eliminazione dei video specificamente indicati medianti URL si conclude con tale attività, senza che lo stesso sia tenuto ad alcun ulteriore controllo sui contenuti caricati. Spetterà, nuovamente, al titolar e del diritto di autore violato proseguire il monitoraggio a posteriori dei video caricati, ovvero aderire, se previste, alle procedure predisposte da alcune piattaforme (ad es. Content Id per youtube.com) che consentono di intercettare preventivamente il caricamento di file in violazione del diritto d’autore, mediante la trasmissione dell’opera da tutelare da cui trarre i reference files.

Sarà quindi rilevante, per le società titolari dei diritti di sfruttamento economico di opere multimediali, predisporre un apparato in grado di eseguire periodicamente il monitoraggio dei video disponibili in rete, in modo da poter intervenire mediante idonea diffida (contenente la precisa indicazione degli URL dei quali di richiede l’eliminazione), ovvero usufruendo dei servizi di intercettazione preventiva di caricamento dei files protetti dal diritto d’autore.

 

AvatarArticolo scritto da Dott.ssa Giulia Casacci (3 Posts)

Praticante Avvocato abilitata al patrocinio iscritta presso l'Ordine di Forlì e Cesena; TESI DI LAUREA:Procedura Penale “La Circolazione probatoria tra procedimenti”; AREE TEMATICHE DI COMPETENZA: Recupero del credito, diritto societario e concorsuale, diritto applicato alle nuove tecnologie, contratti. giuliacasacci@yahoo.it


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By Dott.ssa Giulia Casacci

Praticante Avvocato abilitata al patrocinio iscritta presso l'Ordine di Forlì e Cesena; TESI DI LAUREA:Procedura Penale “La Circolazione probatoria tra procedimenti”; AREE TEMATICHE DI COMPETENZA: Recupero del credito, diritto societario e concorsuale, diritto applicato alle nuove tecnologie, contratti. giuliacasacci@yahoo.it

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