Licenziamento Ingiurioso : lavoratore risarcito anche se il licenziamento disciplinare è legittimo.

fotoindx2Sono certamente poco frequenti nella pratica forense di oggi le condanne del datore di lavoro per i casi di cosiddetto licenziamento ingiurioso. Ho deciso quindi di riportare in questo post la recentissima esperienza del mio studio legale sul tema, affrontato in occasione di una causa di lavoro innanzi alla Sezione Lavoro del Tribunale di Pinerolo.
Si è trattato, come spesso accade, di impugnare un licenziamento disciplinare alla base del quale si riteneva il lavoratore ingiustamente colpito da sanzione espulsiva a fronte di una condotta la cui essenza e gravità non fosse in realtà comprovata. Alla fattispecie si aggiungeva però un dato significativo: alla condotta disciplinare del lavoratore veniva conferita – senza alcuna prova concreta – ad opera del vertice aziendale, una pubblicità/diffusione (verbalmente tramite dichiarazioni in assemblea , anche mediante la consegna di una lettera ) tra gli altri dipendenti tale da ingenerare nei medesimi colleghi dell’incolpato, la percezione del tutto negativa che il lavoratore avesse concorso in modo determinante a generare una crisi del comparto aziendale di riferimento con relativa perdita di commesse. Ad aggravare la cosa, e gli effetti lesivi del decoro del lavoratore già inficiato, alcune settimane dopo veniva comminato il licenziamento collettivo di quegli stessi colleghi tutti a causa dell’asserita crisi di comparto.
Nel radicare la causa dunque, oltre a domandare la declaratoria di illegittimità del licenziamento disciplinare irrogato, si domandava l’accertamento delle modalità ingiuriose – cosiddetto licenziamento ingiurioso – attraverso le quali il licenziamento era stato inflitto con risarcimento del danno morale conseguente anche con valutazione equitativa ex art. 1226 c.c..
Il ricorrente evidenziava nel proprio ricorso la complessa condotta del datore di lavoro cercando di far rilevare al Giudice un intrinseco carattere di illegittimità, estraneo alla relativa ragione fondante il licenziamento stesso, tale da permettere la qualificazione del provvedimento espulsivo come ingiurioso o meglio vessatorio (Cass. 1 luglio 1997 n. 5850; Cass. 7 febbraio 1994 n. 1219; v. anche Cass. 245/2007, Cass.Sez.Lav- n. 6845/2010).
Si ravvisava dunque una particolare offensività e non funzionalità della condotta del datore, chiaramente assimilabile a quelle “ingiustificate e lesive forme di pubblicità date al provvedimento” già esaminate in tempi recenti dalla Suprema Corte (Cass. n. 21279 del 15/10/2010). Questo comportamento, aggiuntivo e denigratorio rispetto al licenziamento disciplinare, posto in essere dall’azienda, sarebbe stato quindi produttivo di un danno per il lavoratore rinvenibile nella sofferenza da questi patita per la lesione dell’onore e dell’immagine patiti indipendentemente dalla legittimità della sanzione espulsiva. Veniva in questione, in particolare, la forma e le modalità artatamente inflittiva con la quali la dirigenza aveva portato, inopinatamente, all’attenzione di terzi fatti carenti di un reale accertamento di colpevolezza e di connessione con altri accadimenti aziendali. La richiesta di risarcimento del danno, da liquidarsi anche in via equitativa, pareva altresì degnamente supportata da dottrina e giurisprudenza, indipendentemente dall’individuazione di un comportamento integrante gli estremi di un reato. (Trib. Milano 30/6/2003, Est. Cincotti, in D&L 2003, con nota di Luigi Zezza,. “Licenziamento ingiurioso e risarcimento del danno”) . Anche in recentissima pronuncia la Suprema corte ha individuato una figura autonoma di danno morale nel la liquidazione dell’ulteriore pregiudizio sole sofferenze patite a causa delle modalità ingiuriose del licenziamento, specificando che d’altra l’accertamento di tale danno non necessita di una previa individuazione della lesione dell’integrità psico-fisica, proprio in virtù dell’autonomia di cui gode il danno morale da quello biologico nell’ambito dell’ampio genere del pregiudizio non patrimoniale. (Cass Civ 30 dicembre 2011, n. 30668).
All’esito dell’esame dei documenti prodotti (una lettera che si asseriva essere stata letta in pubblico che individuava nel comportamento del lavoratore una concausa determinante della crisi del comparto) e dell’istruttoria testimoniale, veniva comprovata in causa la particolare modalità con la quale l’inoffensività del licenziamento sarebbe stata aggravata a danno del lavoratore.
La sentenza di primo grado, emessa nel marzo 2013, dichiarava legittimo il licenziamento – ritenuta provata la condotta e la sua riprovevolezza dal punto di vista disciplinare- tuttavia, per contro, condannava il datore di lavoro al risarcimento di una somma pari a circa €3500,00 per licenziamento ingiurioso, ancorando l’importo alla gravità dell’offesa ed al numero di colleghi che avrebbero percepito il disvalore della presunta condotta del lavoratore. Si verificava dunque quello che può definirsi un caso di scuola, un licenziamento legittimo ma ingiurioso dunque produttivo di diritto al risarcimento del danno in favore del lavoratore.
A tale ultimo proposito il Giudice motivava adducendo che non era affatto provato che il comportamento del lavoratore avesse determinato la crisi e- a cascata- avesse contribuito al licenziamento collettivo dei colleghi, donde ne assumeva la totale gratuità e lesività di questo atteggiamento datoriale.
La sentenza citava testualmente la sentenza della Cassazione 14 maggio 2003 n. 7479 nella quale si afferma che: “l’ingiuriosità del licenziamento non consiste nella contestazione di un fatto lesivo dell’onore e del decoro del lavoratore (essendo tale contestazione dovuta dal datore di lavoro), bensì nella forma del provvedimento e nella pubblicità che venga eventualmente data d esso, né consiste nel mero difetto di giustificazione del licenziamento o nella genericità della relativa contestazione essendo sempre necessaria la prova che tale licenziamento, per le forme adottate o per altre peculiarità sia lesivo della dignità e dell’onore del lavoratore, ed atteso altresì che un licenziamento ingiustificato o non motivato (ovvero motivato sulla base di una contestazione generica) è sicuramente illegittimo e come tale produce un danno risarcibile a norma di legge ma non è per ciò solo, anche ingiurioso, onde il lavoratore non può pretendere a tale titolo un ulteriore risarcimento ove non provi di aver subito anche un danno diverso da quello derivante dall’essere stato illegittimamente licenziato o da quello consistente nel non aver potuto adeguatamente replicare alle contestazioni mossegli a causa della estrema genericità delle medesime.”.
A nulla rilevava, secondo il Giudicante, la mancata configurazione sotto il profilo penalistico, del reato di diffamazione o qualsivoglia altra fattispecie punibile, stante la rilevanza del fatto sotto l’aspetto squisitamente civilistico di una lesione dell’immagine (derivante dalla comunicazione a terzi del motivo di licenziamento con modalità improprie e dunque illegittime) ascrivibile a colpa del datore.
Attualmente la sentenza è stata impugnata davanti alla Corte d’Appello di Torino, dunque non è definitiva, con l’auspicio che sul punto venga confermata seguiranno eventuali aggiornamenti.

[slogan]

Una Consulenza Legale Online di un vero Avvocato su questo o altri argomenti?la pre-consulenza di massima è gratuita**:

[/slogan]
[starlist]

  • *1) Per ottenere una pre-consulenza gratuita aderisci alla pagina Facebook del sito cliccando su , resterai sempre aggiornato sulle novità e sul blog di Lexconsulenza.it
  • * in alternativa, se sei un utente Google consiglia questa pagina cliccando su Siamo anche su su Twitter
  • *2) Esponi in modo chiaro e conciso il tuo problema legale compilando il form a fondo pagina;
  • *3) **Se possibile – in quanto la questione non implichi doverosi approfondimenti o impegnativa indagine – entro breve tempo (qualche giorno o in giornata a seconda del numero delle richieste), il legale fornira’ GRATUITAMENTE un una pre-consulenza di MASSIMA, non vincolante ed a scopo esclusivamente orientativo. Ti verrà comunque indicata la tariffa (tra le tre disponibili : €50,00 € 75,00 ed €100,00) per l’approfondimento con vera e propria Consulenza Legale Online. La tariffa – tra quelle a fondo pagina – sarà indicata sulla base del livello di difficoltà del caso ed allo studio necessario per la sua valutazione. A questo punto deciderai se accontentarti dell’eventuale parere di massima (pre-consulenza) o se acquistare il servizio professionale, pagando con Paypal, Bonifico o ricarica Postepay; Leggi qui le Condizioni generali dei Servizi Legali Online prima di acquistare.

Avv. Andrea FucciArticolo scritto da Avv. Andrea Fucci (160 Posts)

Nato a Carmagnola (TO) il 08/01/1973, Avvocato Civilista iscritto presso l’Ordine di Pinerolo (TO); AREE TEMATICHE DI COMPETENZA: commercio elettronico, condominio, contratti in genere,diritti del consumatore, diritti reali, diritto agrario, diritto amministrativo, diritto commerciale, diritto del lavoro, diritto della proprietà immobiliare, diritto di famiglia, fallimento, infortunistica stradale, locazione/sfratti, marchi/brevetti, successioni ereditarie; Fondatore e responsabile del sito www.lexconsulenza.it; dr.fucci@gmail.com ;


Avv. Andrea Fucci
About Avv. Andrea Fucci 160 Articles
Nato a Carmagnola (TO) il 08/01/1973, Avvocato Civilista iscritto presso l’Ordine di Pinerolo (TO); AREE TEMATICHE DI COMPETENZA: commercio elettronico, condominio, contratti in genere,diritti del consumatore, diritti reali, diritto agrario, diritto amministrativo, diritto commerciale, diritto del lavoro, diritto della proprietà immobiliare, diritto di famiglia, fallimento, infortunistica stradale, locazione/sfratti, marchi/brevetti, successioni ereditarie; Fondatore e responsabile del sito www.lexconsulenza.it; dr.fucci@gmail.com ;

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*