Il diritto di azione del figlio maggiorenne a fronte di un assegno in sentenza di divorzio.

I dubbi circa la pratica possibilità per il figlio maggiorenne di richiedere la spedizione in forma esecutiva della sentenza resa tra in genitori.

pillcielo
Salve, sono la madre di una figlia ormai maggiorenne che convive ancora con me. Da 10 anni sono divorziata, la sentenza prevede un assegno quale contributo al mantenimento di mia figlia, tuttavia il padre sono almeno 4 anni che ci lascia in gravi difficoltà pagando a propria discrezione somme inferiori, o addirittura saltando completamente mensilità. Siamo riusciti ad andare avanti tra mille difficoltà tuttavia ho accumulato un credito di diverse migliaia di euro che vorrei fossero pagati per permettere a mia figlia di proseguire gli studi.   Può agire direttamente in causa mia figlia maggiorenne per ottenere quanto le spetta di diritto?
Per il recupero diretto  delle somme, conteggiate per come previste dalla sentenza di divorzio, è legittimato unicamente il genitore convivente (e fin quando dura la convivenza e la non autosufficienza economica del figlio) e non anche il figlio maggiorenne,  benché questi goda di un diritto autonomo al mantenimento. Ad avviso di chi scrive,  pur se  le somme sono previste con lo scopo di contributo al mantenimento della figlia, questa non è stata parte del processo (come è normale che fosse) e neppure il Giudice nel dispositivo di sentenza (trattandosi all’epoca di minorenne e trovandoci in periodo anteriore alla L. n. 54 del 2006) può aver attribuito  in via diretta alla medesima detto contributo per l’epoca in cui vi fosse stato il  compimento della maggiore età. Dunque a mio avviso non vi è possibilità che sua figlia “azioni” di propria iniziativa la sentenza chiedendone l’esecutività ed agendo di conseguenza con precetto e pignoramento per il recupero di tutto l’arretrato.

Premesso quanto sopra non vuol dire che la figlia non abbia alcuna possibilità di azione, tutt’altro, il suo diritto di procedere in prima persona per il mantenimento, contributo  che è stabilito a suo esclusivo favore sussiste intatto. Tuttavia qualora intendesse agire (perchè no,  essendocene i presupposti, sfruttando magari  il gratuito patrocinio) dovrebbe procurarsi una sentenza nuova, data in suo diretto favore, agendo con una causa ordinaria di cognizione, dove potrebbe richiedere il versamento diretto in suo favore del contributo al  mantenimento (viste le inadempienze ripetute instando pure per il versamento diretto in capo al del datore di lavoro) oltre che richiedere il pagamento dell’arretrato, producendo nell’occasione  la sentenza di divorzio e chiedendo che venga accertato il mancato rispetto della medesima. Dunque ciò che cambia rispetto alla semplice esecuzione della sentenza di divorzio  sono essenzialmente i tempi, più lunghi legati ad un processo ordinario. Qualora invece intendesse agire in giudizio lei in qualità di genitore convivente, il suo diritto – come detto – deriva direttamente dalla sentenza di divorzio passata in giudicato ed il da farsi è limitato all’esecuzione di quella stessa sentenza, con tempi decisamente ridotti.

Avv. Andrea FucciArticolo scritto da Avv. Andrea Fucci (160 Posts)

Nato a Carmagnola (TO) il 08/01/1973, Avvocato Civilista iscritto presso l’Ordine di Pinerolo (TO); AREE TEMATICHE DI COMPETENZA: commercio elettronico, condominio, contratti in genere,diritti del consumatore, diritti reali, diritto agrario, diritto amministrativo, diritto commerciale, diritto del lavoro, diritto della proprietà immobiliare, diritto di famiglia, fallimento, infortunistica stradale, locazione/sfratti, marchi/brevetti, successioni ereditarie; Fondatore e responsabile del sito www.lexconsulenza.it; dr.fucci@gmail.com ;


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