Comunione Legale azienda: se gestita da uno dei coniugi, i debiti intaccano i beni personali?

Mio marito , con il quale sono in comunione dei beni, due anni dopo il matrimonio ha aperto una azienda propria, gestita unicamente da lui stesso. Oggi, dopo circa dieci anni, l’azienda è andata male ed arrivano diverse cartelle esattoriali per debiti Irpef, Iva cc, per diverse migliaia di Euro. Posso temere per i miei beni personali? in particolare ho una casa che mi appartiene da prima del matrimonio in quanto eredità ricevuta dai miei genitori, possono portarmela via? Grazie per una risposta.

Innanzitutto è bene chiarire che l’azienda, intesa come complesso di beni strumentali e non ad essa dedicati e relativi pesi, non entra a far parte della comunione legale e ciò per effetto dell’art. 178 c.c., il quale articolo invece stabilisce che questa diviene oggetto della comunione solo se sussiste al momento dello scioglimento (caso di comunione cosiddetta de residuo), ciò che comunque non rappresenta il caso in esame. L’attività di impresa esercitata dopo il matrimonio è da considerarsi vera e propria attività separata per la quale i guadagni ritratti sono pertinenza del coniuge che la gestisce (salvi i normali obblighi coniugali di contribuire al mantenimento della famiglia in proporzione alle proprie sostanze), mentre i beni acquistati con i guadagni stessi nell’interesse della famiglia entrano immediatamente in comunione.

I creditori, che traggono l’origine il loro credito dall’esercizio dell’impresa da parte del coniuge imprenditore, gestore esclusivo di attività avviata dopo il matrimonio, sono dunque da considerarsi creditori particolari del coniuge, ai sensi dell’art 189 c.c.. In tal senso i creditori particolari del coniuge possono soddisfarsi su beni facenti parte la comunione legale, solo se i beni personali non sono sufficienti a saldare i debiti e con il limite del valore corrispondente alla quota del coniuge obbligato. In questa possibilità di soddisfazione sui beni della comunione, prevista in via sussidiaria, i creditori particolari sono preteriti rispetto a quelli della comunione.
Alla luce delle osservazioni giuridiche precedenti il caso in esame è da risolversi nel senso della insensibilità del patrimonio personale dell’altro coniuge (ed in particolare l’immobile di famiglia ereditato) ai debiti aziendali dell’azienda costituita dopo il matrimonio e gestita da un solo coniuge. A ciò si arriva considerando gli enti creditori per i debiti aziendali come creditori particolari del coniuge i quali solo possono aggredire, in via sussidiaria ed entro la quota limite, i beni facenti parte la comunione tra i quali, in nessun modo ai sensi dell’art 179 c.c. comma I lett a) e/o b), rientra l’immobile di famiglia pervenuto in eredità.
Diverso sarebbe stato il caso se l’azienda fosse appartenuta alla comunione in quanto aperta dopo il matrimonio e gestita da entrambi in coniugi (art. 177 lett. d)), in tal caso essa sarebbe stata parte integrante della comunione ed avrebbe potuto coinvolgere (art. 190 c.c.) per i debiti ed i pesi ad essa inerenti – seppure in via sussidiaria ed anche qui entro il limite della metà del credito – anche i beni personali di ciascuno dei coniugi.

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Avv. Andrea FucciArticolo scritto da Avv. Andrea Fucci (160 Posts)

Nato a Carmagnola (TO) il 08/01/1973, Avvocato Civilista iscritto presso l’Ordine di Pinerolo (TO); AREE TEMATICHE DI COMPETENZA: commercio elettronico, condominio, contratti in genere,diritti del consumatore, diritti reali, diritto agrario, diritto amministrativo, diritto commerciale, diritto del lavoro, diritto della proprietà immobiliare, diritto di famiglia, fallimento, infortunistica stradale, locazione/sfratti, marchi/brevetti, successioni ereditarie; Fondatore e responsabile del sito www.lexconsulenza.it; dr.fucci@gmail.com ;


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